|

|
|
Da allora i bucchianichesi quale segno di riconoscenza per Sant'Urbano,
decisero di rievocare l'accaduto, ogni anno. Così è avvenuto.
La rievocazione si è tramandata di padre in figlio, attraverso
il racconto orale, per generazioni di generazioni di famiglie,
ed è arrivata sino ai nostri giorni.
A testimonianza, sono molte le fonti storiche che provano l'origine
antichissima della festa. Una prima descrizione risale al maggio
del 1550, ed è contenuta negli atti relativi alla canonizzazione
di San Camillo De Lellis, nato a Bucchianico il 25 maggio, proprio
mentre si festeggiava Sant'Urbano. L'amore, il rispetto e la devozione
con cui, la popolazione partecipa a tutti i cerimoniali, specialmente
quelli religiosi e militari più importanti e l'attaccamento che
i Banderesi sentono per S.Urbano, sono la forza della inestimabile
e preziosa, tradizione dei Banderesi di Bucchianico.
In questo sito, proveremo a darvi una parziale descrizione delle fasi più
importanti e spettacolari della nostra manifestazione.
A voi, che leggete, l'invito a venire a Bucchianico per assistere
di persona e per rivivere insieme a noi, un "piccolo grande"
tassello del mosaico della storia del centro Italia.
Gruppo storico e Banderesi a cavallo, che sfilano con i vessilli
comunali. Giorno 25 maggio.-
Stemma comunale e della
Prepositura di S.Maria Maggiore e S.Urbano ricamato sopra la “Banjra”.-
|
|
La Festa dei Banderesi è una rievocazione storico-folcloristica che
trae origine da un fatto d'arme, accaduto a Bucchianico nel Medioevo.
La tradizione vuole, che, intorno agli anni del 1300, quando in
Abruzzo Citra erano numerosi i centri comunali, forti di un'autonomia
elargita dal potere regio, Bucchianico sia stata minacciata dalla
vicina città di Teate, l'attuale Chieti. Le truppe di quest'ultima
si erano schierate in prossimità dei confini del territorio bucchianichese,
lungo la valle del fiume Alento, minacciando di invadere e sottomettere
il paese alla giurisdizione di Teate. Nell'impellenza dell'attacco,
la popolazione rurale, sparsa negli indifesi casali delle numerose
contrade di Bucchianico, fuggì dentro le mura, dove chiese protezione
al Sergentiere, allora capitano della truppa comunale. Gli uomini
si cinsero di bande rosse ed azzurre, come i colori dei vessilli
cittadini, (da ciò l'appellativo "Banderese"), e trasportarono
le proprie vettovaglie, raccolte in una frettolosa cernita, in
carri trainati da buoi, mentre le donne portavano sul capo canestri
ricolmi d'ogni cosa. La tradizione, confermata da fonti storiche,
vuole, che Chieti, all'epoca, era militarmente più forte, e Bucchianico
sarebbe stata sicuramente sconfitta. Ma S. Urbano, protettore
del paese, consigliò in sogno al Sergentiere la strategia militare
che avrebbe fatto sicuramente desistere dall'attacco e cioè, far
armare tutti gli uomini validi del paese con corazze e pennacchi
variopinti e farli correre, con movimenti a serpentina ("Ciammaichella"),
sin dall'alba, sui camminamenti delle mura; gli schieramenti,
in continuo movimento, avrebbero dato alle vedette nemiche l'illusione
di un grande esercito arrivato durante la notte a sostegno della
truppa comunale. I Teatini caddero nell'inganno e ritirarono la
proprie milizie concludendo una trattativa pacifica con Bucchianico.
|