Nell'orbita del rinnovamento sociale e commerciale delle città, nei secoli XIII e XIV, e nella particolarità del fenomeno autonomistico che interessò i centri del Meridione, Bucchianico visse la sua epoca   comunale dal 1238 al 1386, con una politica statutaria amministrativa dal Giudice e controllata dal Capitano Regio. Estese la sua giurisdizione su numerosi feudi e castelli posti nel suo territorio compreso tra le valli dei fiumi Foro e Alento. Siamo in un periodo in cui l'autonomia ed il potere economico erano garantiti ai Comuni dalla maggiore estensione territoriale, causa di frequenti contese belliche.

     Nel 1335 Bucchianico ebbe una rivendicazione di confini con la città di Chieti in merito ad alcuni possedimenti posti in contrada Campo di Roma e Colle Marcone, ma la controversia sebbene siano stati alcuni insulti tra gli uomini delle due città, si risolse in un bonario accordo mediante l'intervento di Bartolomeo Caracciolo, giustiziere di Abruzzo Citra. E' difficile dire se la festa dei Banderesi tragga origine da questi fatti oppure da altri non riportati nelle antiche cronache. Tuttavia il 25 maggio 1550 la manifestazione veniva rappresentata come oggi.

    La festa, sia per l'originale usanza, sia per l'importante Fiera svolta alle porte del paese, divenne nota nella Provincia di Chieti, determinando l'afflusso di numerose persone di altre località; in un documento del 1773 si legge a proposito della ricorrenza che era " ...un concorso innumerevole dè Popoli convicini ...". L'Università (il comune) nel 1783 faceva sfilare " ...uno stendardo pur colle armi conservate per suo conto dentro la chiesa di S. Urbano. Le sfilate erano accompagnate da una banda musicale (la paranza) , che nel 1829 era composta da 28 tamburi, 16 pifferi, violini, bassi, corni e zampogne.

    Nel 1916 (o 1917) si mancò di eleggere il Banderese a causa del conflitto mondiale, tuttavia la festa fu celebrata per merito di alcuni volenterosi. Pur non avendo allestito i banchetti festivi, ogni rito fu rinnovato secondo l'antico costume.

    Dopo l'interruzione provocata dal II conflitto mondiale, la festa arrivò integra nei suoi significati sino al 1970, anno in cui rischiò di perdersi definitivamente. I segni della decadenza e dell'ormai fervore superato popolare si manifestarono già prima di quella data; effettivamente la trasformazione del mondo rurale, violentato dai miti consumistici ed il silenzioso esodo dei contadini in settori industriali e terziari, provocarono il crollo dei principi base della festa: l'amalgama con le abitudini e lavori del mondo rurale, e il senso comunitario dei contadini espresso attraverso i codificati rapporti col vicinato.

   Nel 1971 non vi era persona disposta ad assumersi gli impegni da Banderese. E' doveroso riconoscere gli sforzi di un gruppo di Bucchianichesi che, nell'intento di rilanciare lo spirito folcloristico, introdussero una nuova struttura organizzativa. Si decise di affiancare al Sergentiere e Banderese, che rimasero i protagonisti principali, un gruppo di capi-contrada. Questi si preoccuparono di ampliare la celebrazione in ogni zona di Bucchianico, allargando quelle consuetudini, un tempo peculiari della famiglia del Banderese. In sostanza, pur rimanendo immutato l'antico ruolo del Banderese e del suo parentado, si diede la possibilità a tutto il popolo di poter partecipare ad ogni celebrazione, rompendo definitivamente quei vincoli d'amicizia e parentela che un tempo la circoscrivevano. Ogni capo-contrada organizzò nella propria zona un carro allegorico, in attinenza ai principi tradizionali e si preoccupò di rilanciare l'usanza del canestro infiorato. La domenica che precede il 23 maggio, giorno fissato per il rientro dei carri, dalle abitazioni dei capi-contrada, che divennero il riferimento principale per la zona, iniziarono le sfilate, che poi a valle del centro urbano, si accodarono a quella del Banderese. Tuttavia occorre precisare che dal 1971 al 1975 il Banderese non fu eletto secondo l'antica consuetudine, perché non ancora vi erano persone disposte ad assumersi il compito; pertanto questa figura fu eletta tra le persone (capi-contrada) impegnate alla rivalorizzazione della cerimonia. Nel 1976 il Banderese Luigi Gentile ruppe questo periodo incerto, riproponendosi nel ruolo secondo le antiche modalità. Il vincolo che lega il Banderese con i capi-contrada è di semplice stima ed amicizia, egli demanda a questi l'obbligo delle questue nelle rispettive contrade, la costruzione del carro e la partecipazione alle cerimonie.